
Prima c’erano solo buio, burocrazia e voglia di mollare tutto. Poi è arrivata la pazienza infinita di mio padre, che ha letteralmente aperto il tetto della mia mansarda per insegnarmi la magia più grande: accettare la realtà, trasformare ciò che è nelle nostre possibilità con grande tenacia e lasciare che il cielo entri a fare spazio…
La nostra mansardina, prima di diventare casa, è stata un’enorme prova di pazienza. Se vi mostrassi le foto di pochi anni fa, vedreste solo un deposito buio, impolverato e incastrato in una burocrazia così feroce da sembrare insuperabile.
Chiunque avrebbe mollato, e ammetto di averci pensato parecchie volte durante i lavori. Grazie al papà, però, siamo sempre riusciti a superare ogni ostacolo, con quella testardaggine magnifica che hanno solo i papà.
Ha guidato il cantiere, ha lottato contro ogni intoppo e discusso con ogni singolo fornitore pur di raggiungere il miglior risultato possibile.
Su una cosa però il papà ha sempre insistito, a costo di tardare tutto: aprire quante più finestre sul tetto possibile.
Qui serve il cielo, Bea,
mi diceva.
Solo ora, ora che lui non c’è più, capisco che la sua insistenza non era solo una scelta estetica.
Ha riempito il tetto di vetro perché sapeva che un giorno, in ogni angolo della casa, mi sarebbe bastato alzare gli occhi per ritrovarlo lì, a sorvegliare i miei giorni dall’alto.
La morale che ho imparato tra queste travi impolverate?
La bellezza non ha bisogno di una partenza perfetta. Spesso le cose migliori nascono dal caos e dall’impossibile, purché si abbia il coraggio di proseguire, con tenacia, e lasciare che il cielo entri a fare spazio.
