
Di quanto spazio abbiamo bisogno per vivere bene? Ogni tanto fantastico di vendere casa e ritirarmi nella mia minuscola mansarda.
Come a inseguire un bisogno di alleggerimento.
‘Parva sed apta mihi’, piccola ma adatta a me, aveva scritto Ludovico Ariosto sul suo portone, a Ferrara: nel Rinascimento le élites al posto della casa monumentale aspiravano ad averne una a misura d’uomo. Fu quel
passaggio che dal ‘600 all’800 diede origine alla casa ‘borghese: più piccola del palazzo aristocratico, capace di offrire comfort e privacy e di valorizzare l’intimità domestica.
Eppure quando vi incontro per la Design Week e vi chiedo cosa cercate su CasaFacile, la risposta che mi date più spesso è “Mi piacciono le case piccole”.
Non penso sia solo un’esigenza pratica: per noi oggi esiste una ‘proporzione aurea’ tra l’ampiezza dello spazio e il senso della vivibilità che ci trasmette. Invidiamo chi ha molti metri quadri, ma basta entrare in certe case enormi – o anche solo guardarle sulle pagine di una rivista – per sentirsi spaesati, come se lo spazio, quando supera una certa soglia, smettesse di accoglierci e iniziasse ad allontanarci da noi stessi.
Quando dite ‘case piccole’ io credo intendiate case in cui lo spazio è al servizio dei nostri bisogni con misura.
Ma qual è ‘la misura’?
‘La misura’ è il modo in cui la casa risponde a ciò che le chiediamo: di proteggerci, di garantirci diritti (alla calma, al silenzio, all’intimità, al tempo, a sentirsi protetti…). Più grande o più piccolo non è più un valore assoluto ma legato ai nostri bisogni in ogni fase della vita.
E spesso l’arredo giusto dà più senso allo spazio di quanto riesca a fare una casa più grande. A me è successo nella casa di famiglia in montagna, che ha un minuscolo balcone ma con un minuscolo tavolo e due sedie è diventata capace di farci pranzare, lavorare e giocare come in un giardino.
Francesca Magni, direttrice
