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La ‘terra’ era il suo mestiere. Ma dopo aver toccato, modellato, lavorato con l’argilla, Maddalena si è dedicata completamente alla ceramica e alla produzione artistica. Non solo: nel suo laboratorio di Torino porta avanti progetti sociali con gli adolescenti. E persino i fondali del mare ‘ospitano’ le sue creazioni… Consociamo meglio questa artigiana tra i partecipanti dell’ultima edizione della mostra mercato Med Soul di Genova

Geologa di formazione, ceramista per mestiere, per anni Maddalena Boero (tra gli artigiani selezionati dalla mostra mercato MedSoul) ha studiato la terra. Poi ha incontrato l’argilla. «Il suo profumo, la sua consistenza viva, la sensazione delle mani che modellano e trasformano… È stato come tornare a casa». Da quel momento ha scelto di formarsi e dedicarsi a tempo pieno alla ceramica e al lavoro artistico: nel suol laboratorio di Torino realizza vasi, ciotole, piatti, arredi e sculture e tiene corsi su appuntamento. Sensibile alle tematiche sociali, con il progetto “Mare Modul” ha ‘arredato’ i fondali di una zona di mare devastato in Croazia per ripopolare la flora e la fauna. Una volta alla settimana accoglie invece nella sua bottega ragazzi con storie di vita difficili di una comunità locale.

Lei è una geologa: qual è stato il suo percorso lavorativo e quando è nata la sua passione per l’artigianato e per la ceramica? «La mia passione per la ceramica e per l’artigianato nasce durante il periodo della mia tesi di laurea in Geologia. Mi occupavo di uno studio petrografico al microscopio di lapidi romane: osservare da così vicino la materia, le sue strutture, le trasformazioni subite nel tempo e il modo in cui era stata utilizzata dall’uomo, mi ha portata ad avvicinarmi sempre più all’arte, intesa sia come storia dell’umanità sia come espressione di bellezza. Quel lavoro mi ha fatto nascere il desiderio di “incontrare con mano” la terra. Da lì è nato in modo molto naturale l’interesse per la ceramica: la possibilità di creare partendo da un materiale presente ovunque sulla Terra mi è sembrata la forma più diretta e autentica di dialogo tra la mia formazione scientifica e la mia sensibilità artistica».

Ha vissuto molto all’estero con la famiglia: quanto è stata importante l’influenza di altre culture nel suo mestiere di artigiana? «La mia vita all’estero ha influito profondamente sul mio lavoro artigianale. Credo fermamente che lo scambio di opinioni, stili e modi di vivere sia un potente stimolo ad aprirsi a nuove idee creative. Confrontarmi con culture e sensibilità diverse mi ha insegnato a guardare il mio lavoro da prospettive sempre nuove e mi ha portata a concepire la ceramica non come un percorso isolato, ma come un dialogo continuo con altre professionalità artigianali e creative. Per questo mi capita spesso di collaborare con cuochi, floral stylist e interior designer: incontri che arricchiscono il mio processo creativo e rendono il lavoro un’esperienza condivisa, dinamica e stimolante».

I suoi progetti hanno sempre un impatto sociale: ci può raccontare quelli che ha più a cuore? «Ho partecipato a due grandi progetti internazionali, ‘Maredmodul’ dove insieme ad altri artisti abbiamo creato sculture in argilla che sono poi state posizionate su un fondale marino precedentemente devastato dai lavori del porto, per dare la possibilità alla fauna e flora marina di ricrearsi. E ‘Moreclaylessplastic’, un movimento che, attraverso l’uso della ceramica, invita le persone a riflettere sull’uso della plastica e a combatterne l’uso e l’abuso. Inoltre nel mio laboratorio dedico un giorno alla settimana a giovani provenienti da una comunità sociale. Lavorare la ceramica con loro è un’esperienza profondamente immersiva, sia dal punto di vista umano che creativo. Sono adolescenti che stanno cercando il proprio posto nel mondo, e il mio ruolo non è quello di imporre tecniche o regole, ma di accompagnarli alla scoperta dell’artigianato – in particolare della ceramica – come strumento di espressione personale. Attraverso il contatto diretto con la materia, li incoraggio a sperimentare liberamente, rispettando la loro individualità e lasciando spazio alla loro creatività. Credo che la ceramica, con i suoi tempi lenti e il suo dialogo costante con la terra, possa diventare per loro un modo per conoscersi meglio e trovare una forma autentica di espressione».

Come si svolge il suo lavoro, ha un laboratorio? «Il lavoro in laboratorio si articola su più livelli, che convivono in un equilibrio dinamico tra insegnamento e produzione. Un giorno alla settimana è dedicato ai ragazzi della comunità sociale, un altro alle lezioni private. I giorni rimanenti sono riservati alla mia produzione personale, necessaria per partecipare a eventi in città, fiere e mercati nazionali e internazionali. Questa organizzazione mi permette di alternare il tempo dedicato alla trasmissione del sapere artigianale con quello necessario alla ricerca e alla creazione delle mie opere, mantenendo vivo il dialogo tra insegnamento e pratica».

Sta lavorando su nuovi progetti, idee, creazioni? «Sì, fortunatamente nuovi progetti sono sempre in arrivo e rappresentano per me uno stimolo fondamentale per immaginare nuove forme, nuovi eventi e anche momenti performativi».