
L’illuminazione artificiale modifica la percezione degli spazi: con le lampade puoi definire le zone, facilitare le attività quotidiane e creare atmosfera. Quali e quante luci prevedere in ogni stanza? Bastano poche regole per evitare errori, eccole qui
PENSA ALLA LUCE COME A UN MATERIALE DA COSTRUZIONE
Come dice l’architetto premio Pritzker Peter Zumthor «la luce è un materiale che possiamo manipolare per creare un’atmosfera specifica». Questo vale anche per la luce artificiale che va trattata come ‘costruttivo’ perché è in grado di costruire visivamente varie zone funzionali all’interno delle stanze.
EVITA UN UNICO PUNTO LUCE AL CENTRO
Una sola lampada al centro della stanza illumina bene solo la parte centrale, ma lascia angoli e pareti in ombra dando la sensazione di ambiente piatto, poco accogliente e con ombre marcate.
CREA UN’ILLUMINAZIONE A PIÙ STRATI
Una casa è illuminata bene quando si percepisce un equilibrio tra più fonti luminose. Un risultato che si ottiene disponendo le lampade a più altezze in modo asimmetrico creando più livelli o strati luminosi che guidano l’occhio verso ogni zona che definiscono.
COMBINA PIÙ TIPI DI LUCI IN GRUPPI DISPARI
Per comporre correttamente gli strati, calcola un punto luce ogni 4-5 mq e organizza in ogni stanza gruppi luminosi in numero dispari (percepiti meno rigidi e più attraenti) combinando questi 4 tipi di luci che agiranno in sinergia.
- Diffusa: è la luce d’atmosfera, morbida e uniforme, da accendere per dare un senso di accoglienza.
- Indiretta: è la luce ambientale di fondo che viene riflessa su pareti e soffitti, ampliandoli visivamente.
- Diretta: è la luce funzionale che punta solo dove serve e si accende quando si svolgono compiti specifici.
- A emissione mista: è la luce che emette un fascio diretto (verso il basso) e indiretto (verso l’alto e poi riflesso).
Testi di Paolo Manca
