
Genovese, laureato allo IED di Torino, Davide Balda si dichiara un archeologo della materia. Nel suo laboratorio crea nuovi prodotti isolanti da scarti tessili, da impiegare in bioedilizia, nell’arredo e persino come capi di abbigliamento
Originario di Genova, il 27enne Davide Balda si definisce ‘un designer multidisciplinare che progetta in modo consapevole e democratico, prendendosi cura e occupandosi delle problematiche del vivere nel mondo contemporaneo’. La sostenibilità e il design sociale sono al centro dei suoi progetti, presenti e futuri.
Davide, qual è il tuo percorso di studi e quando è nata la tua passione per l’artigianato e per il design? «Ho studiato design del prodotto allo IED di Torino e successivamente ho frequentato un master di primo livello in Social design promosso da Fondazione Pistoletta e Polidesign. È qui che è nato il mio interesse per il co-design, ovvero progettare per gli altri e con gli altri. Grazie a queste due esperienze ho unito a passione per i materiali e l’artigianato a progetti legati all’ambito sociale e ambientale. Ho poi frequentato workshop e laboratori in Austria e in Germania, dove ho avuto l’occasione di sperimentare diversi processi ‘do it yourself’ legati ai biomateriali, al riutilizzo degli scarti dei prodotti».
Che cosa si intende con la parola ‘archeomaterico’? «Archeomaterico deriva dalla parola archeodesigner, che descrive la mia metodologia progettuale improntata sulla ricerca e sullo studio della materia, contestualizzata nel mondo e nella società di oggi. È una parola composta che unisce la disciplina dell’archeologia e del design, significa scovare e progettare con le materie – intese come macerie e residui del mondo contemporaneo – per donare nuovamente vita, funzionalità e un valore che spiega la storia e l’attività dell’essere umano. Nella mia ricerca vado anche a capire l’origine geografica della materia stessa, studio come le dinamiche morfologiche di un paesaggio abbiano influito a generarla».
E cosa intendi invece con il termine ‘tecnofossili’? «Lo studio delle evoluzioni e la trasformazione della Terra mi hanno spinto ad interessarmi al fenomeno della fossilizzazione, in particolare alla formazione di una particolare tipologia: i tecnofossili. Sono i ritrovamenti e gli scarti materici prodotti dall’uomo che saranno le materie prime dei nostri discendenti. Sono dei residui di derivazione naturale artificiale che l’attività umana ha generato durante l’arco della sua esistenza sul pianeta Terra. È con questi tecnofossili che realizzo nuovi materiali e nuovi manufatti. I miei progetti non sono mai speculativi ma mirano ad avere un risvolto concreto nel quotidiano per apportare un reale cambiamento. La materia, quindi il processo di scoperta e la creazione, divengono le modalità per raccontare o intervenire su questioni più ampie, ambiscono ad inserirsi in dibattiti ambientali, sociali ed economici in cui il design può realmente contribuire».
Come si svolge il tuo lavoro, hai un laboratorio in cui crei materiali e oggetti? Cerchi delle aziende che investano sulle tue idee o sei già sul mercato con prodotti per il consumatore? «Dopo l’esperienza vissuta a Fabrica come ‘artist in residence’, durata circa un anno e mezzo nel 2024, sono tornato a Genova e ho aperto un piccolo laboratorio, un luogo per me fondamentale nel quale riesco a creare, a ricercare e sviluppare nuovi materiali sostenibili e nuovi oggetti. Ora sto lavorando sulla produzione di Tecno Suolo, un substrato tessile fertilizzante con il quale far crescere le piante, su un materiale per biodilizia e su un nuovo tessuto di feltro con cui creare elementi d’arredo come paralumi, tendaggi, tovaglie e anche capi di abbigliamento. Oltre a produrre e vendere, organizzo workshop in cui mostro i processi sostenibili che utilizzo, sono laboratori pensati sia per le persone sia per le aziende interessate ad applicare i miei materiali. La mia ricerca mira appunto ad aiutare le aziende a rigenerare il loro scarto industriale e diventerà presto una start-up che offrirà questo tipo di servizio sostenibile».
Qual è stato il momento in cui hai capito che il tuo percorso creativo doveva concentrarsi sul recupero degli scarti piuttosto che sulla creazione di oggetti ex novo? «È stato un processo lungo, sicuramente dal punto di vista pratico mi ha aiutato il tirocinio all’interno dello studio di design Tellurico, in Olanda, improntato su tecniche e processi di produzione per rigenerare le materie. Ma per me il design non è mai stato estetica o creare qualcosa di nuovo, quanto riuscire a rielaborare quello che già si ha, ridandogli una nuova vita».
Quali sono le sfide tecniche più difficili che incontri? «La parte più difficile all’interno del mio progetto ‘Telare la materia’ è riuscire a integrare questi processi sostenibili all’interno delle grandi aziende, riuscire a convincerle che l’investimento può avere un reale riscontro sull’ambiente. Un’altra delle sfide riguarda il processo di produzione: gli oggetti che realizzo non sono industriali, quindi la mia produzione per ora non è su larga scala, utilizzo stampi creati da me. In futuro mi piacerebbe riuscire a trovare dei collaboratori che possano aiutarmi per ingrandire la produzione e l’applicazione reale di questi materiali».
Hai già idea di quale sarà la tua prossima idea progettuale? «Per il 2026 ho un po’ di idee in mente, cercherò di trasformare il mio progetto Telare la Materia in impresa, di costruire quindi un servizio che possa essere messo a disposizione di tutte le aziende e di tutte le realtà tessili. Oltre a procedere con certificazioni e brevetti dei materiali che sto sviluppando, ad avere collaborazioni con altri studi e a partecipare ad eventi come la Design Week di Milano. A giugno concluderò poi un progetto di moda: una giacca per sport alpinistici, in collaborazione con aziende austriache e tedesche e col centro di ricerca di Innsbruck».
Come immagini la casa del futuro? Sarà costruita con i materiali che stai testando oggi? «La immagino costruita in ottica sostenibile. Con il materiale per biodilizia che sto realizzando, per esempio, si può creare una serie modulare di mattoni ideali sia per la costruzione della casa – quindi come elemento strutturale dell’abitazione stessa – sia per soluzioni di interior design come pannelli di rivestimento per un isolamento termico-acustico migliore».
