casafacile-di-gennaio-2026:-l’editoriale-del-direttore

Ho sempre pensato che il colore rispecchi lo spirito del tempo che viviamo e che le tendenze siano innamoramenti transitori dei quali abbiamo bisogno per soffermarci su qualcosa, giocarci un po’, e poi riprendere il cammino. Per questo sorrido quando leggo le invettive di chi le disprezza: certo, le mode, se seguite acriticamente, possono indurci a investire soldi (ed energie) in cose che un giorno potremmo aver voglia di sostituire. Ma parlano del nostro sentire! Sono la via per procedere nella ricerca, per vivere il nostro intrinseco bisogno di cambiamento. Anche i colori seguono le mode, e noi ne siamo inevitabilmente coinvolti. Se sfoglio le case pubblicate nel 2025 vedo fiumi di blu/ottanio nelle sue declinazioni da intense a polverose, affiancati da altrettanti verde salvia, contrastati dal loro complementare, il terracotta. Noi stessi, nella rubrica S.O.S. CasaFacile su Instagram, abbiamo spesso consigliato queste tinte perché attualmente suonano ‘familiari’, rassicurano, piacciono. Ma sì, dobbiamo dirlo, sono la moda del momento (e forse una moda già alla fine della parabola…). Come erano di moda, negli Anni ’70, i toni accesi, arancio e marrone, rosso e verde, giallo e blu, contrasti esaltati da pattern geometrici e optical: la gente voleva libertà, ottimismo, voleva rompere gli schemi, ‘gridare’, e quei colori erano il vessillo di desideri collettivi. Nei decenni successivi il colore si è andato smorzando. Secondo gli psicologi dei consumi, la scelta di toni desaturati sarebbe la risposta a vite stressate, all’ansia dell’era post moderna e tecnologica, al bisogno di quiete e forse anche alla necessità di compensare l’assalto di luce e colore che subiamo dagli schermi… Difficile trovare verità assolute in queste analisi, ma che il colore rispecchi lo spirito dei tempi lo conferma l’istituto Pantone che per il 2026 ha proposto un bianco, somma di tutti i colori nello spettro della luce e al tempo stesso ‘non colore’. A me ha fatto pensare a questi tempi non facili, al senso di sopraffazione e al troppo rumore che, raggiunto un culmine, chiedono di essere tacitati. rifiatiamo, sembra dire. è ciò di cui abbiamo più bisogno. Francesca Magni, direttrice