casafacile-di-settembre-2026:-l’editoriale-della-direttrice

Ogni mese la direttrice Francesca Magni ci introduce al numero in edicola con un editoriale. Scopri quello di settembre: la stanza più intima della casa in alcuni paesi assume anche una dimensione sociale, leggi qui!

Unico luogo della casa in cui non sia mal visto chiudersi a chiave, il bagno custodisce la nostra intimità fisica e interiore.
Lo desideriamo ampio, finestrato, con la vasca, magari con l’angolo palestra o una mini spa domestica. E mentre dibattiamo sulle tendenze di stile – colori neutri, che vanno per la maggiore, o décor più audace? – diamo per scontato che la sua funzione sia farci sentire accolti, ristorati e coccolati.
L’ho sempre pensato anch’io, che nei bagni ho aggiunto quadri, tappeti, una poltroncina… Li volevo accoglienti come le altre stanze. Poi per ragioni familiari ho trascorso un periodo in Danimarca e ho scoperto che per i danesi il bagno non è nulla di tutto questo! Piccolo anche quando i metri quadri non mancherebbero, è concepito come ‘vådrum’, la stanza umida: pareti piastrellate, doccia con scarico a pavimento, lavabo non più grande di un foglio A4. Un luogo senza arredi, per procedure rapide ed efficienti, non uno spazio intimo e di ricarica. Come spiegare questa mancanza di comfort, incomprensibile se paragonata alla cura dei dettagli nelle case danesi?

Un articolo sul magazine del Danish Architecture Center racconta che i bagni pubblici sono stati per secoli una tradizione radicata – era lì, non a casa, che si facevano lavaggi completi e ci si rilassava. Solo dagli Anni ’70 si è diffuso massicciamente il bagno domestico completo, ma non si è persa la filosofia della sola funzionalità. Oggi alcuni bagni pubblici sono stati riaperti: non sono spa di lusso, ma luoghi dove andare a lavarsi come un tempo, e a rilassarsi bevendo un tè. «Mi piace il senso di calma e di rispetto reciproco che offrono» dice chi li frequenta. Julia Lahme, etnologa ed esperta di design danese, sostiene che i bagni pubblici piacciono anche perché aiutano a socializzare e a normalizzare la varietà delle forme e delle età del corpo…
Scrivo questo editoriale ospite in un delizioso appartamento di Copenhagen con un microbagno in cui ti cade l’acqua sui piedi quando ti lavi la faccia. È scomodissimo, ma mi ha aperto gli occhi su un modo diverso e stupefacente di concepire il bagno: luogo essenziale nel privato, con una dimensione sociale in pubblico. Una storia curiosa e preziosa, di quelle che solo ‘visitando’ le case del mondo si possono scoprire.

Francesca Magni, direttrice