il-diritto-alla-calma

La casa aiuta a non essere travolti dal mondo esterno. I diritti non si apprendono in modo teorico, si vivono quotidianamente. E la casa è il primo luogo in cui li sperimentiamo: è lì, negli spazi e con le persone con cui la dividiamo, che impariamo se abbiamo diritto alla calma, all’intimità, alla sicurezza, al silenzio…

Il bisogno di quiete non è un capriccio, è una condizione concreta di benessere.

«Come stai?», «Sempre di corsa». È una delle risposte più comuni del nostro tempo. La diamo quasi sorridendo, come se la fretta fosse diventata prova di efficienza, e una costante imprescindibile. Eppure dentro quella frase spesso c’è molto di più: stanchezza, rumore, notifiche, impegni sovrapposti, giornate frenetiche.
Il diritto non ci promette una vita lenta. Ma, in alcuni casi, riconosce che il bisogno di quiete non è un capriccio. È una condizione concreta di benessere.
Lo fa quando limita i rumori intollerabili, quando tutela il riposo nei luoghi di lavoro, quando riconosce pause, disconnessione, tempi minimi di recupero.
La protezione dalle immissioni sonore, per esempio, considera illegittimi i rumori che superano “la normale tollerabilità”, ovvero oltre i 3 dB in più rispetto al rumore di fondo. In condominio sono garantiti gli orari di silenzio, di solito dalle 13 alle 15 e dalle 22 alle 7, gli orari classici del riposo pomeridiano e notturno. Quando il rumore infastidisce un numero indiscriminato di soggetti, il Codice Penale prevede e sanziona il disturbo della quiete pubblica.
Il diritto alla calma è garantito anche dai contratti e dalle norme di diritto del lavoro perché si riconosce che nemmeno in quell’ambito si deve essere sempre ‘accesi’. È previsto necessariamente almeno un giorno di riposo settimanale per il lavoratore, e pause giornaliere per attività lavorative oltre le sei ore. Chi lavora al computer, chi ha turni di lavoro o chi ha orario notturno (dalle 22 alle 6) ha diritto a pause ben precise durante la giornata e a momenti di recupero tra un turno e l’altro.
Con lo smart working si è reso necessario anche garantire il diritto alla disconnessione, cioè a non rispondere a e-mail, messaggi o chiamate fuori orario di lavoro.
Le immissioni sonore intollerabili, così come la violazione delle norme sul lavoro, ledono il diritto alla salute sia fisica sia mentale, cioè un diritto di rango costituzionale.
Il diritto alla calma non è solo assenza di rumore: è il riconoscimento del bisogno fondamentale di pace interiore, di equilibrio psico-fisico, di tempo lento e spazi personali, elementi essenziali per il benessere, per gestire lo stress e per essere più propensi alle relazioni con gli altri.
La casa è il primo luogo dove cerchiamo calma e rigenerazione, non solo attraverso porte e finestre, ma con i colori delle pareti e dei tessuti, con la scelta dell’arredamento e dei complementi che ci riportano a uno stato di ordine e calma sia fisici sia mentali.
Una casa calma non cancella il mondo fuori. Ci aiuta, però, a non esserne travolti.

DOVE È SANCITO IL DIRITTO ALLA CALMA:

  • L’art. 844 del Codice Civile traccia i limiti legali delle immissioni sonore e non solo.
  • L’art. 659 del Codice Civile tutela la quiete pubblica se il rumore disturba un numero indeterminato di persone.
  • La Costituzione (art 32) garantisce il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
  • La legge 81/2017 disciplina il lavoro agile (noto come smart working)
  • L’art. 2087 del Codice Civile disciplina l’obbligo del datore di lavoro di adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Di Eleonora Colombo, avvocato penalista e tech, cultrice della materia all’Università Ca’ Foscari, Venezia – www.eclex.eu