il-diritto-all’intimita

I diritti non si apprendono in modo teorico, si vivono quotidianamente. E la casa è il primo luogo in cui li sperimentiamo: è lì, negli spazi e con le persone con cui la dividiamo, che impariamo se abbiamo diritto alla calma, all’intimità, alla sicurezza, al silenzio…

Intimità è ciò che non si espone. È la dimensione più profonda dell’identità: il
corpo, gli affetti, le emozioni, le relazioni nella loro forma più autentica. Nel nostro
ordinamento giuridico e in quello europeo il diritto all’intimità non è racchiuso in una sola norma, ma è protetto da una trama fitta di garanzie, tra tutela della persona nella sua dignità, libertà personale, inviolabilità del domicilio e segretezza delle comunicazioni, diritto al rispetto della vita privata e familiare e tutela dei dati personali.
Nel diritto penale, questa protezione si traduce in limiti concreti: non si può entrare nello spazio privato altrui senza consenso, non si possono diffondere immagini intime, non si può trasformare la sfera personale in esposizione forzata. L’intimità è un confine giuridico, una condizione essenziale di libertà e insieme una scelta. Ma è anche un confine che esiste dentro le relazioni. La vita di coppia implica una dimensione affettiva e corporea, ma non esiste un obbligo giuridico a prestazioni intime: esiste, piuttosto, il principio opposto, secondo cui ogni relazione resta fondata sul consenso, sempre revocabile. Ogni contatto intimo imposto, anche all’interno di una relazione stabile, può integrare una violazione grave. Il diritto non entra nella coppia per regolare l’amore: entra per proteggere la libertà. Poi ci sono luoghi in cui l’intimità sembra non poter esistere, come il carcere, e proprio lì il diritto rivela il suo valore più alto.
Negli ultimi anni, la giurisprudenza e la riflessione giuridica hanno riconosciuto con sempre maggiore chiarezza che la vita detentiva non può annullare
completamente l’intimità della persona.
I colloqui, gli spazi per le relazioni familiari e per lo sviluppo dell’affettività in carcere mostrano un principio fondamentale: l’intimità non è un privilegio ma una dimensione essenziale della persona, che il diritto è chiamato a proteggere.
Se il diritto riconosce l’intimità, la casa le dà corpo. È lì che l’intimità si costruisce stanza per stanza, cominciando dalla soglia: la porta che si chiude non per escludere, ma per scegliere chi entra; il soggiorno che custodisce conversazioni e silenzi; la cucina, teatro di gesti ripetuti e riti familiari.
E poi c’è l’intimità più profonda della camera, del bagno, delle stanze dei figli, degli spazi personali. La casa è architettura dell’intimità, un luogo dove questo può e deve semplicemente esistere e in cui non tutto deve essere visto.

DOVE È SANCITO IL DIRITTO ALL’INTIMITÀ:
L’intimità è protetta da un sistema di norme, di cui citiamo solo qualche punto.
• La Costituzione italiana tutela la dignità della persona (art. 2), dichiara inviolabili la libertà fisica e psichica (art. 13), protegge lo spazio fisico privato con l’inviolabilità del domicilio (art. 14) e la riservatezza della corrispondenza (art. 15). • Il Codice Penale punisce la violazione di domicilio (art. 614), le interferenze illecite nella vita privata (615-bis), protegge l’autodeterminazione e l’inviolabilità del corpo (609-bis), l’intimità sessuale digitale (contro il revenge porn 612-ter).
• Parlano di vita privata e familiare sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo sia la Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Di Eleonora Colombo, avvocato penalista e tech, cultrice della materia all’Università Ca’ Foscari, Venezia – www.eclex.eu