
Le travi in legno colorate per lo più di rosso, ma anche di verde o di blu, disegnano le facciate dei baserri, le tipiche dimore rurali basche. Edificata su
un modulo base da ampliare col crescere della famiglia, la casa era progettata con criteri precisi: ingresso a sud-est, al riparo dai venti oceanici; stalla al piano terra come fonte di calore; cucina servita da un forno posto su un balcone chiuso
(per prevenire gli incendi), che dava calore fino alle camere. Il sottotetto era ventilato per conservare gli alimenti e ampie grondaie proteggevano i muri dalle piogge, perché era importante tenere l’edificio ‘sano’. Per ogni albero usato per costruire o ampliare, già dal 1657 era d’obbligo piantarne due per la comunità. La casa basca dava il nome alla famiglia e passava a un solo erede, uomo o donna non importava, purché non la vendesse e avesse figli a cui trasmetterla.
Rientro da un viaggio nei Paesi Baschi e le impalcature nella via accanto svelano una tipica nuova palazzina milanese: “non consumiamo suolo, edifichiamo dove era già costruito”, sostengono qui. L’edificio che ne risulta ha molti più appartamenti del precedente e sporge sul marciapiede per conquistare ogni centimetro monetizzabile, spesso costringendo poi a espiantare alberi decennali e a sostituirli con alberelli giovani dalla sorte incerta. Chi compra in questi condomìni, in genere beneficia di una classe energetica elevata e ha un’abitazione progettata in modo standard senza che possa mettere voce per disegnarne la pianta, nonostante la acquisti ‘in costruzione’.
Due filosofie distanti non solo nel tempo: da un lato la casa costruita restituendo il bene comune utilizzato (i due alberi per quello tagliato), e che risponde ai bisogni di chi la abita, chiedendogli in cambio di custodirla e manutenerla per generazioni; dall’altro la casa che rosicchia spazio pubblico, che è uno dei tanti beni su cui fare profitti, e non è disegnata intorno ai suoi futuri abitanti, che devono poi adattarla alle loro esigenze o adattarsi a lei.
“Qui nei Paesi Baschi era l’uomo che apparteneva alla casa, e non il contrario” , dice il cartello all’ingresso della casa-museo basca di Ortillopitz, vicino a Biarritz. E chissà che fra qualche secolo questa frase, con significato meno nobile, non possa raccontare ai visitatori nostri pronipoti anche le palazzine metropolitane degli anni 2000…
Francesca Magni, direttrice di CasaFacile
