
Se dovessi scegliere un solo luogo della mia casa di Roma, che mi ha accompagnata per 20 anni, sceglierei senza esitazione il soggiorno affacciato sul giardino.
Per vent’anni è stato il centro della casa e, in molti modi, anche il centro della mia vita.
La luce entrava dalle grandi finestre ad arco e cambiava con le stagioni. In primavera il giardino sembrava entrare in casa, d’estate le porte restavano aperte più a lungo, mentre in inverno quello spazio diventava un rifugio caldo e accogliente.
Era la stanza dove succedeva tutto.
Lì sono cresciuti i miei figli. Lì ho ricevuto amici. Lì sono nate idee che negli anni si sono trasformate in progetti, workshop, collaborazioni e sogni realizzati.
Guardando indietro, mi accorgo che quella casa è cambiata tante volte. Cambiava perché cambiavo io.
E ogni viaggio lascia una traccia. A Parigi mi innamorai di due poltrone rosa che, una volta tornata a casa, divennero parte del mio soggiorno. Del Giappone, visitato durante la fioritura dei ciliegi, mi è rimasta la capacità di trasformare gli spazi con semplicità. Ma ovviamente anche il rosa si è fatto più presente attraverso tessuti, fiori e piccoli dettagli.
I ‘washi tape’, anche se giapponesi, li ho conosciuti a Copenaghen, in un bellissimo viaggio, per portare mio figlio a Legoland. Quella che all’inizio sembrava una semplice passione è diventata negli anni parte del mio lavoro, della mia creatività e, naturalmente, della mia casa.
La mia casa romana non raccontava uno stile preciso. Raccontava una storia fatta di creatività, incontri, colori, libri, viaggi e luce.
Forse è questo che cerchiamo davvero quando arrediamo una casa: non la perfezione, ma un luogo che ci assomiglia.
Oggi un nuovo capitolo sta prendendo forma tra Buenos Aires e Roma. Una nuova casa sta lentamente trovando il suo equilibrio. Ma c’è una cosa che so con certezza: le case più belle non sono quelle perfette, ma…
