casafacile-di-febbraio-2026:-l’editoriale-della-direttrice

Da circa 20 anni, quando ha preso piede lo smartphone, dalle nostre vite sono usciti dischi, lettori video, registratori, macchine fotografiche, sveglie, penne, giornali e sono entrati i social network e molte funzioni smaterializzate che hanno aperto nuove e preziose possibilità, al prezzo però di rendere il mondo più confuso e stancante. Perciò e comprensibile che qualcuno provi a mitigare la china recuperando attività analogiche: con l’hashtag #analog2026, molti influencer propongono di tornare alla sveglia, ai dischi in vinile, ai lavori a maglia, alla calligrafia, alle riviste di carta…
Nel 2011 lessi ‘Cosa tiene accese le stelle’, in cui Mario Calabresi dialogava con personaggi famosi che sono stati capaci di mirare ai loro sogni. Il libro non mi appassionò particolarmente, ma il primo capitolo mi lasciò un segno
indelebile. Calabresi racconta della nonna che nel 1955, a 40 anni e con 6 figli piccoli, ricevette dal marito le chiavi di un’automobile: «Per accompagnare i bambini e portare a casa la spesa» le disse. Lei restituì le chiavi al concessionario, si fece ridare l’anticipo e comprò una lavatrice e un libro.
Per giorni, felice, invitò le amiche a scoprire quel prodigio tecnologico che l’aveva liberata dalla schiavitù dei bucati e restituita a un passatempo che la faceva stare bene.
La questione non è accettare o rifiutare, stare nel flusso o voltarsi verso il passato, ma usare una bussola personale, quella del “Cosa mi affatica/Cosa mi libera?”.
Ripenso al primo bollitore elettrico che ho avuto: mi ha fatto scoprire il piacere delle bevande calde – ora bevo tè bancha ai pasti come i giapponesi, e considero il bollitore un oggetto prezioso. Poi me ne hanno regalato uno che si collega al wi-fi e si gestisce con una app: l’idea di prendere il telefono anche per scaldare l’acqua mi ha messo addosso una tremenda stanchezza. Ho memorizzato due clic per usarlo come fosse analogico e lascerò le altre funzioni a mio figlio che più di me si divertirà a provarle. E non mi sento una
boomer per questo, anzi! Dobbiamo prima di tutto smettere di sentirci fuori moda, antiquati, inadeguati se diciamo no grazie a qualcosa che sembra moderno e cool ma non ci rende liberi. Pensando alla nonna di Mario Calabresi che scambiò l’automobile con una lavatrice.

Francesca Magni, direttrice